Intervista a Silvio Gatto

Silvio Gatto, 25 anni, vive e studia a Palermo ed espone per due mostre curate da Soqquadro, UNDERGround e Senza Titolo. Lo incontriamo, allora, a cavallo tra le due occasioni, e gli chiediamo di raccontarci qualcosa di sé.
Il quinto incontro con gli artisti che vi proponiamo, allora, è l’incontro con un bravo e giovane fotografo e pittore.

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1.. Cominciamo con una domanda sulla tua pittura: Per la mostra SENZA TITOLO hai esposto un quadro astratto. Prediligi unicamente lo stile astratto per le tue tele?

Beh si…l’arte figurativa non è la mia massima aspirazione, preferisco osservare quella degli altri, quella a cui mi dedico io è più “astratta” anche se pure dal termine astrattismo bisognerebbe prendere alcune distanze. Ecco, forse potrei definire ciò che faccio come un “figurativismo dell’anima”…sempre se esistono termini che possano definire l’ARTE.

2.Quando hai esposto per UNDERGround, invece, le tue opere erano fotografie. Per le fotografie scegli soggetti reali, scene rubate al quotidiano. Come mai questa estrema divergenza tra la pittura e la fotografia?

Mi piace utilizzare la fotografia come un’ istantanea di daily life, scatti rubati alla città, uomini, donne e bambini che vivono all’interno di un qualsiasi contesto, mentre la mia pittura è un’istantanea a me stesso, a quello che mi sta accadendo nel determinato istante in cui dipingo, e mi riferisco a ciò che mi accade dentro…emozioni, sentimenti, sensazioni.

3.Sei giovane, classe ’86, siamo coetanei. Studi, lavori? Hai hobby – ancora altri! – oltre a fotografare e dipingere?

Sono uno studente alla facoltà di Architettura di Palermo e proprio grazie a questo percorso di studi che è emersa la passione per la fotografia realizzata soprattutto in città in ambienti antropizzati. Un’altra grande passione è quella per un altro genere di pellicola quella cinematografica, ma soprattutto adoro viaggiare, quando posso cerco sempre di trasformarmi in “uomo itinerante” per scoprire sia le grandi metropoli come pure gli sperduti borghi di campagna.

4.Preferisci esporre fotografie o tele? Hai sperimentato entrambe e probabilmente saprai dirmi cosa cambia da un tipo di esposizione all’altro: il pubblico, il coinvolgimento di determinate categorie di pubblico, l’atmosfera vissuta come artista e come giovane.

Devo dirti che queste due mostre a Roma sono state per me un debutto e proprio in questi giorni sto esponendo a Londra sempre con dei lavori fotografici. Se parliamo di facilità nel colpire chi fruisce una mostra, senza alcun dubbio ti rispondo che spesso la fotografia è più comprensibile, più di impatto soprattutto nella nostra epoca. Le tele invece, per chi dipinge nel mio modo, sono più difficili da interpretare e mi diverte sempre ascoltare le varie impressioni di chi sta osservando un mio quadro…spesso cadono nella trappola del “figurativismo” di cui parlavo prima, che diventa quasi una ricerca forzata di un’immagine facilmente riconoscibile e che in realtà quasi sempre non esiste…

5.Torno ancora sull’astrattismo. Osservare figure umane continuamente e fotografarle, non ti fa mai venir voglia di crearne di tue?

No, non ho mai avuto questa esigenza. Uso la pittura , come ti dicevo, più come una fotografia a me stesso visto che non mi piace essere ritratto in foto… (mentre scrivo questo spontaneamente mi viene da sorridere).

6.Tu vivi a Palermo, cosa ami della tua città, c’è un luogo dove hai cominciato a fotografare, un parco, una piazza?

Io in realtà sono nato in un paese della provincia di Agrigento che si affaccia sul mare africano e adesso studio, quindi vivo da universitario a Palermo e una città come questa non può che offrirti ogni giorno spunti per degli scatti fotografici…ad esempio uno dei posti che spesso frequento sono i colorati mercati della Vucciria e di Ballarò…per chi non li conoscesse un’istantanea pittorica esemplare è data dalla tela, a proposito del mercato della Vucciria, del Maestro Renato Guttuso. E’ proprio in posti come questi, che spesso mi fermo ad immortalare la gente che acquista, odora, tocca con mano il pesce, la verdura…quei colori e quegli odori che fanno questa terra speciale!

7.Hai mai venduto qualcosa di tuo?

Non ancora, queste sono le mie primissime esperienze in delle gallerie. Spero presto che qualcuno si interessi a quello che faccio al punto da voler acquistare una mia opera.

8.Il tuo libro preferito?

Potrei elencartene alcuni…ma Il Gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach è il mio preferito, almeno fino ad adesso.

9.Dicci, secondo te, l’artista/il fotografo più sottovalutato e quello più sopravvalutato, a tuo parere! (sei bravo, hai talento e quindi puoi permetterti di essere feroce!)

Non credo sia una questione di potersi permettere qualcosa perchè si è bravi o talentuosi…a questa domanda ti rispondo da osservatore e amante dell’arte in ogni sua espressione e non da “artista”, e ti dico riferendomi soprattutto alla mostra UNDERground, che la stragrande maggioranza degli artisti che hanno esposto hanno meritato di essere lì, in particolare ho apprezzato i lavori di Carta e Bancone…di quelli sopravvalutati non ricordo i nomi.

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