Intervista a Giuseppe Basili

Giuseppe Basili, che ha realizzato uno dei Senza Titolo più apprezzati per la mostra che si conclude oggi presso la Galleria Vista, è una persona piacevole e tutt’altro che scostante. La sua ricerca e le sue composizioni vibranti e vivaci tradiscono un animo gentile e curioso.

Ci concentriamo dunque oggi sul padre di Petali, e vi riportiamo la chiacchierata che abbiamo avuto con lui.

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1. Giuseppe Basili, dalla tua pagina personale troviamo una critica del tuo uso del colore. Ci vuoi spiegare in poche parole, cosa rende particolare e diversa la produzione della serie Petali dalle altre categorie di produzioni?

In realtà “tutto è uno”. La mia ricerca  mira alla riscoperta dell’ALTRO, cioè di tutto ciò che è intorno a Noi, ma non riusciamo a percepire. Petali è l’Armonia nel contrasto; mi piacerebbe dimostrare che come in pittura, anche nella vita possiamo vivere in armonia pur avendo culture diverse. Credo sia solo un problema di regole condivise da tutti.

2. In Petali, continuiamo, il colore è vivo grazie ai contrasti, ancor più che nelle altre serie. E’ questo il segreto dei colori complementari, scoperto nell’ottocento, che fu alla base del Puntinismo? (Ricordiamo a tutti che il Pointillisme era una tecnica che dava modo all’artista, attraverso l’accostamento di micro pennellate di colori complementari, di sprigionare ancora più luce.)

Il Puntinismo generava una vibrazione ottica; con Petali voglio esasperare il contrasto attraverso l’accoppiamento di complementari o chiaro/scuri, ma ciò che comunque deve prevalere è l’armonia dell’insieme.

3. E’ d’obbligo dunque, una domanda ricorrente in queste interviste: qual è l’artista che senti più affine al tuo stile pittorico?

Non vorrei sembrarti presuntuoso, ma tutto il mio fare nasce da una mia idea; amo l’Arte tutta e magari potrei sorprenderti dicendo che il Pontorno e il Veronese sono tra i miei preferiti.

4. Petals, stripes, feedback, traffic, scrap: ci descrivi ognuna di queste categorie in poche parole? (difficile!)

Cerco sempre e comunque un effetto aggettante per invogliare lo spettatore ad un contatto reale anziché virtuale. Di PETALI ho già parlato; FEEDBACK è una rappresentazione verticale della società contemporanea multi-color che ci chiede un contatto (feedback appunto) ed è per questo che il lavoro è stato fatto solo con pennello schiacciato e poi tirato verso lo spettatore; STRIPES è una fuga dalla materialità (il quadrato) verso l’immaterialità per ri-trovare se stessi; TRAFFIC è il nostro vivere che ci porta a calpestare/evitare/non considerare chi abbiamo di fronte; SCRAP è il ridare valore al “rifiuto” in senso stretto e quindi a tutto ciò che troppo velocemente consideriamo “finito”. E’ l’ultima serie nata ed è creata con i colori che rimangono dopo aver realizzato le altre serie.

5. Qual è il tuo libro preferito?

Leggo soprattutto riviste e libri di Psicologia e Arte Contemporanea. Sto leggendo “Storia della Bellezza” di Umberto Eco e devo dirti che mi piace molto.

6. La concezione della luce e del colore spesso denota estrema attenzione ai mezzi di comunicazione. Guardi molto la TV? Vai spesso al cinema?

Faccio molto zapping e vado raramente al cinema, ma se un film mi piace lo rivedo spesso.

7. Il colore che esce fuori dalla tela, che richiama fortemente la corrente materica dei ’50-’60, e la totale assenza di figure: come mai non dipingi mai soggetti reali e ti dedichi totalmente all’astratto? 

In realtà nasco figurativo e addirittura iper realista; pian piano mi sono convinto che potevo esprimere qualsiasi concetto attraverso il colore, ma soprattutto che attraverso il colore potevo arrivare a tutti in maniera semplice ed immediata.

8. A che tipo di pubblico ti rivolgi? Ti è mai capitato di riscontrare apprezzamenti inaspettati, di piacere ad una categoria di persone che credevi non potesse apprezzarti?

Mi piacerebbe rivolgermi a tutti perché attraverso le mie serie trasmetto idee, concetti contemporanei, ma mi rendo conto che in realtà è difficile far passare un idea astratta a chi ha bisogno di vedere qualcosa.

9. Qual è la tua formazione artistica? Dove sei nato e cresciuto, come hanno influenzato le esperienze di vita sulle vivissime, gioviali (e simpaticissime!) tele che realizzi?

Le mie opere nascono dall’esigenza di scoprire me stesso e dalla voglia di trasmettere un messaggio positivo dando più luce possibile in un momento in cui è difficile trovare fiducia.

L’Arte è ciò che avrei dovuto fare da sempre, ma che purtroppo ho approfondito con ritardo (ma non troppo per dire la mia). Ho frequentato per due anni lo studio di un artista quindi non mi ritengo un autodidatta. Ho anche provato una breve esperienza all’Accademia di Belle Arti di Macerata, ma in realtà tutto nasce dall’enorme passione che mi porto dietro e credo senza la quale non si va avanti.

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