Il Segno, il Gesto, il Colore, Lo Spazio dell’Anima: opere di Marcello Brizzi

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Artista eclettico, Informale esplica meglio il suo modo di porsi con lo spettatore, che la sua pittura. Si chiama Marcello Brizzi, nato ad Ardore nel ‘57, vive e lavora a Roma da tempo. Il suo studio, un po’ caotico, è un nido di ricordi, tracce e vita che passa attraverso la sua pittura, ma non solo. Marcello non ama far rientrare troppo la sua pittura in una definizione come quella di Informale. D’Altronde, si sa, le definizioni a volte sono come dei vestiti un po’ troppo stretti nei quali l’artista non sempre riesce a entrare con fluidità e spontaneità. La pittura di Marcello tende sicuramente all’astrazione ed ha senza dubbio a che fare con la ritualità del gesto e del segno intorno ad un’opera, con un rapporto nevrotico con il colore; ma questa nevrosi in qualche modo è bilanciata dal controllo dell’artista, che gestisce la propria pulsività emotiva attraverso una continua sperimentazione, una ricerca quasi formale di equilibri tra colori e segni, ma senza la paura del Caso. Il lavoro di Brizzi è proteso da sempre verso una ricerca vicina allo spazio segreto dell’anima, dove la realtà passa attraverso un filtro e diventa stato d’animo, gestualità, estensione, talvolta estasi. Non è un caso che Marcello Brizzi guardi con grande ammirazione le ricerche di grandi maestri dell’astrazione e del segno, come sono stati i maestri del Gruppo Cobra o l’astrazione poetica del grande maestro Emilio Vedova. Nel rapporto terreno e rituale tra l’artista e la propria opera, così come nella padronanza del colore e del gesto, la pittura di Marcello non può non ricordare certa astrazione americana. Eppure lo stesso colore al quale l’artista sembra essere intimamente legato, non corrisponde ad un vincolo, tanto è vero che nella ricerca davvero eclettica di Marcello, trova luogo anche un momento di non-colore, soprattutto nelle incisioni, la gran parte delle quali sono in bianco e nero. La materia, oltre che il colore, è elemento focale nella ricerca espressiva di Brizzi, che mi fa toccare con mano le sue incisioni per poterne sentire la consistenza sotto la pelle. Non sorprende scoprire che l’artista sperimenti questo contatto con la materia anche attraverso la scultura. Si esce dallo studio di Marcello Brizzi dopo aver respirato la libertà di un processo creativo davvero limpido, che ha conservato nel tempo una genuinità, un qualcosa di così spontaneo e libero, proprio come forse, la sua persona.
Anna Di Matteo.

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