Ho toccato cose che voi umani non potete neanche immaginare

Saggio filosofico di Edoardo Ferrini

maria lepkowska - l altro uomo 2

Introduzione: il cieco e il bastone

Raramente nel cinema si è raggiunto un picco di commozione così intenso come nella famosa scena di Blade Runner (di Ridley Scott, 1982) in cui il replicante Roy, un essere in apparenza umano ma in realtà frutto di un tragico esperimento tecnologico, diventa umano, poco prima di morire, pronunciando il discorso-confessione-autorivelazione di fronte al suo cacciatore “umano”, Rick Deckard. Le parole parlano da sole: Io ne ho viste cose che voi umani non potete neanche immaginare: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannahuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo. Come lacrime nella pioggia. E’ tempo di morire.

L’ incipit del commiato sancisce una lunga tradizione, filosofica, estetica e antropologica, in virtù della quale la vista è stata e viene considerata il Senso per antonomasia, il principe e principio della sensibilità e della percezione umana. La prima parola del commiato è Io, vale a dire che il replicante acquisisce per la prima volta il proprio modo di essere, che sarebbe nullo, se egli non fosse in grado di vedere o avere guardato, non come una qualunque creatura, ma nello stesso modo degli esseri umani, anzi, anche più in là di loro, in spazi meravigliosi, paurosi e sconfinati. L’autoconsapevolezza della propria umanità allora passa per la capacità di sapere vedere. Si tratta di un film e il cinema è stato senza dubbio una delle glorificazioni ed espansioni più forti dello sguardo: la pellicola e il proiettore emulano il processo tramite il quale le immagini e i fenomeni della realtà si depositano sulla retina. Come dice il filosofo Umberto Curi si tratta di una pellicula poiché fa sentire le immagini, nella loro concatenazione con il movimento, sulla pelle degli spettatori.
Però l’esaltazione della vista è sorta ben prima degli schermi filmici o della non troppo recente video arte. Si tratta infatti di un percorso lungo ed elaborato di cui mi limito a riassumere solo alcune tappe, precisando però prima un intento che sembra andare controcorrente rispetto alla scena descritta più sopra. Questo saggio infatti intende problematizzare l’idea per cui la società dei nuovi media si debba comprendere ed analizzare come se costituisse la massima espansione del Senso-sensibilità legati allo sguardo. E’ vero ed innegabile che ora la globalizzazione, nella sua esplosione nella Rete (la forma odierna del “villaggio globale” teorizzato e anticipato da Marshall McLuhan), permette di visualizzare anche gli angoli più remoti del mondo, anche nei minimi dettagli, e che la propria immagine, dai blog ai profili, non è mai stata così presente nello scenario comunicativo e sociale. Ma quante sono, allo stesso tempo, le espressioni del toccare con le proprie mani e il proprio corpo, in ambienti interattivi e immersivi? Il touch screen è solo uno dei tanti esempi. Per essere precisi la domanda guida del saggio è: esiste lo sguardo tattile e quali sono le sue peculiarità?
Ecco allora emergere l’oggetto specifico di questa breve ricerca, vale a dire il Tatto, un senso di cui già Aristotele nell’ Anima aveva evidenziato la particolarità sostenendo che è l’unico ad avere un rapporto diretto con l’oggetto e con la realtà, l’unico che richiede il contatto diretto corporeo. D’altronde Anassagora già nel quinto secolo A.C diceva che: “L’uomo è l’animale più sapiente perché possiede le mani”. La mostra Interazioni Giocose che è stata di ispirazione nella scrittura del saggio ha l’originalità di creare percorsi visivi e tattili per persone cieche, teoricamente e apparentemente non vedenti. I ciechi sono forse la rappresentazione più adeguata dello sguardo tattile, il quale non è solo la peculiarità dei percorsi artistici della mostra, lo è anche infatti rispetto a fenomeni- esperimenti di realtà virtuale, a molteplici videogiochi, a film in alta definizione come Avatar.
La filosofia, la letteratura e il cinema sono piene di metafore tattili, e credo che una tra esse sia degna di particolare attenzione. In un suo saggio scientifico, di fisica, scritto 1637 e intitolato la Diottrica, Cartesio inizia la propria spiegazione prendendo in considerazione un cieco. Egli non vede, ma sente, tocca, non con le proprie mani, perché si aiuta con un bastone che lo mette in contatto con i corpuscoli, particelle paragonabili ai moderni atomi. Questi ultimi ne colpiscono e modificano la percezione e la sensibilità anche se lui non vede, poiché arrivano, passando per il corpo e gli altri sensi, alla parte più significativa dell’essere umano, secondo la prospettiva platonico-cristiana che Cartesio riprende, vale a dire la mente, chiamata dal filosofo francese animus. Il risultato è che il cieco alla fine vede. Ecco così riassunto il doppio filo conduttore che lega il mio breve saggio alla mostra: vedere con le mani e toccare con gli occhi.

Il primato della vista: la meraviglia e il sesto senso

Lo sguardo è stato considerato dalla filosofia greca in poi, dal quinto secolo A.C, il Senso per antonomasia, il più importante tra i cinque sensi, al punto da possedere una sensibilità propria, peculiare, autonoma capace di coordinare il tatto, il gusto, l’udito e l’olfatto, e anche capace di costituire un profondo e intimo legame con la mente, l’intelletto e l’anima. Posso sentire un odore, un rumore, un sapore, toccare un fiore per esempio, ma la maggior parte degli studi, filosofici e scientifici sembrano dimostrare che il riconoscimento sensibile e la codificazione cognitiva di ciò che la nostra sensibilità incontra ed esplora passano necessariamente per la vista. Riconosco un cane soprattutto perché l’ho visto, ancora prima di averlo sentito abbaiare e averne riconosciuto l’odore.
Nella concezione ed etimologia greca infatti Vedere è sinonimo di Conoscere: il verbo eidein significa sia vedere che guardare con la mente. Oida significa ho visto, quindi so. Il replicante, in apparenza un non umano robotizzato, si umanizza quando si rende capace di vedere e conoscere come gli umani, esplicitando il legame tra l’avere visto e il conoscere. La filosofia è impregnata in questa co- appartenenza tra visione e conoscenza. Il verbo teorein da cui viene l’odierna parola teoria, significa contemplare (la vita contemplativa), per l’esattezza contemplare il cosmo allo scopo di comprenderlo e capirne la bellezza e la regolarità. La contemplazione è anche sinonimo di meraviglia, quel desiderio di conoscenza misto a stupore che Aristotele pone all’origine della filosofia. Egli scrive anche che i filosofi presocratici osservavano e contemplavano la natura. In che senso però? La frase intende significare che lo sguardo filosofico in particolare e in generale la vista possono essere disinteressate, vale a dire che guardo per capire e scoprire, non per possedere. Uno concezione simile sarà presente nell’estetica di Kant alla fine del 1700 quando dirà che il bello è disinteressato e possiede una “finalità senza scopo”. Credo che dipingere, come diversi artisti potrebbero testimoniare, derivi da un bisogno in primo luogo di comprensione, ancora prima che di possesso o strumentalizzazione della realtà esterna. Ecco già emergere un’importante peculiarità della vista, vale a dire il potere essere disinteressata rispetto a ciò che osserva. Sembra assurdo nella società odierna con i suoi “profili” patinati e seducenti, ma questo non è argomento di discussione.
Lo stupore e la meraviglia, poi, oltre ad essere disinteressati, possono ampliare l’ Immaginazione, peculiarità propria del vedere, inteso come guardare oltre (la siepe nell’ Infinito di Leopardi)- guardare l’assenza, ovvero immaginare qualcosa che non è presente (mi immedesimo per un attimo negli immigrati in cerca di una terra da abitare o nei primi naviganti, oppure negli artisti prima della creazione)- proiettare la fantasia nella realtà e viceversa, anche deformando quello che esiste, non solo configurando mondi possibili. Ed è quello che per esempio accade nei processi artistici o nel gioco.
Torniamo ora al verbo eidein che è centrale nel pensiero di Platone. Dal verbo in questione infatti deriva anche il termine idea. Nei più famosi libri della Repubblica conoscere, vedere e contemplare le idee scorrono sullo stesso piano. E il filoso greco elogia la vista forse come non mai nel Timeo, quando dice che è come un fuoco che proveniente dagli oggetti tocca la pupilla che si proietta e li proietta nella parte razionale dell’anima. Con più esattezza la scienza moderna dice la stessa cosa. Infatti alcuni specifici neuroni collegano l’iride e la pupilla con il cervello, come se fossero una pellicola che illumina uno schermo.
La vista ad ogni modo è collegata alle idee e ai concetti degli oggetti e dei fenomeni, e per questo è il grande collante tra il piano sensibile-percettivo e quello cognitivo e gnoseologico. Ed ecco già sorgere un problema ed una precisazione: lo sguardo può costituire questo collegamento prezioso in assenza degli altri sensi? Chi ha elogiato la vista, anche Cartesio, cade in una sorta di solipsismo, di sovra valutazione del vedere. Aristotele nell’ Anima dice ripetutamente che i cinque sensi cooperano quasi esistesse una sorta di “sesto senso”, ma poi rende la vista quasi del tutto autonoma rispetto a tutti gli altri, come se fosse ella stessa il misterioso sesto senso. Platone fin da subito sostiene che la vista è il fuoco delle idee. Senza dimenticare che il concetto di vita contemplativa è stato posto da entrambi, in particolare modo nella Repubblica e negli ultimi libri dell’ Etica Nicomachea. Anche Cartesio segue un percorso simile. Nella Diottrica inizia sì con un cieco ma poi spiega che tra i nervi della pupilla e la mente esiste una sorta di proiettore che agisce similmente ad una camera oscura, che nelle metà del 1600 ancora non esisteva, ma che il filosofo francese sembra anticipare.
Ad ogni modo la vista collega la realtà, sia il senso interno che quello esterno, con le idee. L’idea è un concetto della mente, come dirà anche Cartesio quando distingue tra adeguate e distinte. La mente conosce, codifica, rappresenta e riconosce la realtà sia esterna che interna tramite le idee. Pronuncio il nome tavolo perché ne ho l’dea, allora so riconoscerlo e distinguerlo dalle sedie, così la codificazione avviene sia a livello cognitivo che linguistico. Questo è un esempio di idea esterna. Diverso è il caso se dicessi “Mi sento triste”- diverso da dire “Quel cane è triste”- oppure “Mi sento triste come quel cane”. La psicoanalisi e la psicologia, non solo la filosofia, insegnano che la mente è anche autoriflessiva, ovvero pensa se stessa, i propri processi, insomma è autocosciente. E per esserlo ha idee anche riguardo a se stessa, al sé, all’io, in senso lato all’anima, alla Psiche, che infatti in greco si dice psuchè. Kant lo ha inteso perfettamente: esistono la percezione (percepisco qualcosa “fuori” di me, un fiore) e l’ autopercezione (insieme al fiore percepisco anche il mio sentire il fiore). Ecco che allora Kant pone una co-appartenenza tra senso interno ed esterno, tra l’io e la realtà, continuando la tradizione del soggettivismo moderno già inaugurata da Cartesio. A dire il vero già Democrito aveva espresso un’idea simile quando diceva che una cosa è il sentire, un’altra è l’accorgersi di sentire. Questa co- appartenenza è la stessa che Aristotele attribuisce all’interazione tra il corpo e l’anima e tra il senso (la vista, il gusto, il tatto, l’olfatto e l’udito) e i sensibili (le qualità specifiche percepite, come il colore per l’occhio).
La coscienza- conoscenza del proprio sentire è stata attribuita, nell’ambito filosofico e religioso, all’ anima, da questo punto di vista identificabile con la mente o in generale con la psiche. E l’ Estetica è quella peculiare prospettiva filosofica che considera, comprende, analizza il modo di sentire e percepire proprio dell’uomo, sia nella sua evoluzione storica, sia da un punto di vista fenomenologico, sia da un punto di vista che chiamerei, riprendendo le preziose indicazioni di Emilio Garroni e Pietro Montani, costitutivo.
Kant nella Critica della ragione pura esprime con precisione un’idea già diffusa in Aristotele e non solo, ovvero che ogni percezione è anche una modificazione. Se percepisco qualcosa, il mio animo, la mia mente, la mia autopercezione e addirittura appercezione cambiano, si modificano, e mi modificano, cambiando sia il mio interno che il mio esterno. E se non percepissi e comprendessi le mie e altrui modificazioni, non sentirei il manifestarsi del mio essere e delle esperienze che desidero significare. Ecco il legame estetico- costitutivo.
Tali modificazioni percettive e sensoriali producono quindi conseguenze sia sul piano individuale che in quello collettivo, lo storico- evolutivo. L’uso del pollice opponibile per esempio ha dato all’uomo primitivo possibilità di orientamento nell’ambiente prima impensabili, consentendogli di ergersi sulle due gambe ed usare le braccia, come espresso nell’importante tesi dell’antropologo Lerou Gourhan, ne Il gesto e la parola, scritto nel 1964. Secondo la sua tesi dal momento in cui i nostri antenati hanno saputo usare il pollice opponibile, le mani si sono autonomizzate rispetto alle gambe, con la conseguenza che la posizione eretta ha consentito anche uno sviluppo della mandibola propedeutico alla capacità di articolare suoni e parole. In questo caso la mano, il gesto, vengono addirittura prima del linguaggio.
Ripercorrendo invece un percorso che a noi sembra più vicino, le protesi della vista, dagli occhiali al cannocchiale, hanno esteso lo sguardo in realtà, complessità e profondità prima non rappresentabili. Come sostiene fin dalla metà degli anni novanta Derrick De Kerchkove, gli strumenti tecnologici sono protesi con cui l’uomo proietta ed estende il proprio essere e la propria percezione, con cui manifesta e incorpora anche fuori di sé, la propria autopercezione. Il termine estetica infatti viene da Aistesis, derivante dal verbo greco aistanomai che tra i diversi significati ha anche quello di sentire, percepire e sentire con la mente. La sensibilità si proietta nell’intelletto e viceversa, è anche Sentimento perché oltre alla percezione pertiene anche all’ autopercezione. E l’ aistesis in tutta la sua vastità e complessità è interazione tra tutti e cinque i sensi, non solo con la vista. Ora particolarmente in virtù del tatto.

Toccare con le mani

Concludendo questo excursus riepilogativo ed esplicativo, Platone e Aristotele hanno posto le basi riguardanti il primato della vista nella nostra cultura. Tale primato però non sarebbe comprensibile senza alcune ulteriori tappe. La prima è l’avvento e lo sviluppo della religione e della filosofia cristiana che in una sua significativa tradizione considera Dio e il cosmo emanazioni della luce, la luce divina che illumina consentendo alle creature di osservare il creato con gli occhi del creatore. Roberto Grossatesta e Dante Alighieri, entrambi vissuti nel 1200, sono i capostipiti di questa metafisica dello sguardo.
La seconda tappa riguarda invece più da vicino l’arte e le sue manifestazioni, poiché è la Prospettiva. Bernini e Borromini sono stati tra i primi a tradurre in termini artistici e scientifici il modo di guardare dell’uomo e del suo occhio, che non si limita alla superficie, poiché il nostro vedere scandaglia la profondità, essendo tridimensionale. Il vedere non è solo contemplazione del cosmo, è anche esplicazione di un proprio punto di vista.
Altra tappa è sicuramente l’uso delle lenti che ha portato prima ai cannocchiali che Cartesio tratta nella Diottrica, e poi ai telescopi. Certamente l’invenzione prima della fotografia e poi del cinema hanno ulteriormente ribadito il primato dell’occhio.
Per essere ancora più precisi tutte queste tappe non si sarebbero tenute insieme senza quella che lo studioso dei media Marshall McLuhan ha chiamato negli anni sessanta cultura alfabetica. Le società primitive non usavano la scrittura, perché sentivano, odoravano e toccavano, ancora più e ancora prima di osservare. La diffusione della scrittura la cui forma più evoluta è il linguaggio alfabetico codificato a livello di massa con l’invenzione della stampa a caratteri mobili di Gutenberg nella metà del 1400 invece ha tradotto la percezione del reale in termini peculiarmente e primariamente visivi.
La cultura alfabetica non è di certo scomparsa, nonostante il grave impoverimento linguistico che affligge paesi come l’ Italia, ma parlare oggi di primato dello sguardo è sempre più difficile. I segnali sono molteplici, a cominciare dalla mostra con percorsi tattili che mi ha consentito la spiegazione di questo saggio. Ma a livello macroscopico il touch screen e le esperienze immersive e tattili sono sempre più diffuse.
Il recente film Avatar, diretto nel 2010 da James Cameroon, è stato lanciato da uno slogan esemplificativo: “Non si guarda, si vive”. Là dove si vive può essere interpretato come sinonimo di “si tocca”. Il film è in 3d, in alta definizione, e significa che indossando speciali occhiali le immagini dello schermo alimentano la propria profondità come se uscissero da esso e colpissero la fisicità degli spettatori. I libri tattili poi riproducono sulla carta un effetto simile, così come quelle esperienze di video arte in cui lo spettatore si trova catapultato direttamente dentro l’opera. Tutto questo si traduce e sintetizza in Realtà Aumentata.
Quale è la conseguenza più immediata di tutto questo? E’ come se lo spettatore potesse toccare quello che vede. L’immagine è anche corpo, il corpo diventa anche immagine. Il tatto si confonde con la vista e la vista si confonde con il tatto. Ecco l’effetto immersivo. De Kerckhove lo ha sintetizzato ed esemplificato nel migliore dei modi sostenendo che l’uomo rinascimentale si basava sul punto di vista, mentre l’uomo tecnologico si costituisce tramite il punto di essere. La rappresentazione visiva e prospettica è comunque un guardare a distanza, la tattilità immersiva invece è fusione, confusione. Un’impressione simile si può provare con i vari fenomeni legati al touch screen per esempio gli schermi degli iPhones, oppure in videogiochi dal forte impatto realistico come Call of Duty in cui il giocatore non si limita ad osservare il proprio gioco interattivo, perché guarda come se fosse direttamente presente dentro il game, scegliendo la visuale in soggettiva. E cosa è la visuale in soggettiva se non la manifestazione di uno “sguardo incarnato”, che si incarna direttamente dentro la simulazione interattiva come se il fruitore fosse fisicamente presente nell’opera? Per non dimenticare i vari esperimenti ed esempi di realtà virtuale in cui, per esempio, in sperimentazioni scientifiche, è possibile catapultarsi nel processo in cui molecole organiche si scontrano, non limitandosi ad osservale, ma toccandole. I dibattuti nuovi media allora si profilano e caratterizzano proprio per il loro crescente aspetto e contenuto tattile e immersivo.
McLuhan già lo aveva anticipato dicendo che con la rivoluzione elettronica degli anni sessanta e settanta l’uomo è come colpito da improvvise scariche con cui entra in contatto con la propria autopercezione, sempre più incentrata in un rapporto tattile con l’interno e l’esterno. Tutto questo poi è addirittura aumentato con le successive rivoluzioni informatiche e digitali.
Non voglio spingermi a dire che la vista sta perdendo il proprio primato, probabilmente questo non avverrà mai, vorrei limitarmi a sostenere che lo sguardo è sempre più confuso con la tattilità e viceversa. Ci sono artisti, filosofi che hanno evidenziato le peculiarità del toccare e delle mani? Certamente non sono pochi. Una delle prime manifestazioni artistiche presenti nella storia umana, i dipinti nella grotta di Lascaux, sono alcune mani colorate rappresentate nella loro apertura, ovvero con il palmo dilatato che evidenzia le cinque dita. Si tratta di uno dei primi segni e tracce dei nostri antenati. Ecco un’altra peculiarità. La vista può meravigliare, ma di per sé non è in grado di lasciare tracce, di segnare e anche di disegnare. L’artista è probabilmente il più significativo “tattomane”, perché osserva e riproduce con le mani. Inoltre la vista come è stato spesso ribadito può ingannare (un oggetto lontano ha dimensioni distorte rispetto a quello che possiamo osservare da vicino), il tatto è difficile che illuda. Un cieco riconosce la grandezza e le dimensioni di un tavolo perché lo tocca.
Non si può allora dimenticare la parte della Cappella Sistina di Michelangelo, in cui raffigurando La Genesi le due dita si toccano tra loro. In questo caso il contatto corrisponde alla più grande forma di ominazione, che è la creazione. E nessun filosofo ha forse attribuito più importanza alla tattilità di Merlau Ponty (attivo in particolare nella prima metà del novecetno) il quale riprende da Husserl il concetto di Leib, termine tedesco che in italiano potrebbe essere tradotto “corpo proprio”. La lingua tedesca non indica semplicemente il corpo, esplicitando appunto l’esistenza e peculiarità di un corpo incarnato, che si incarna nei fenomeni e nella reciprocità e co- appartenenza tra il senziente e il sensibile. La vista guarda, da vicino o a distanza, spesso a distanza, mentre il tatto entra in contatto diretto. Il vedere consente la percezione di sé tramite filtri, schermi, specchi, immagini, mentre il toccare è diverso perché consente un contatto diretto con il proprio corpo. Come precisamente? Per esempio quando la mano destra e la sinistra si toccano reciprocamente, metafora ed esempio spesso usati da Merlau Ponty. So di toccarmi, allora so di sentirmi, il che è propedeutico rispetto al sentire altre esperienze, sia interne che esterne. Inoltre il filosofo precisa che il rapporto esistente tra il corpo e le proprie mani è analogo a quello esistente tra l’artista e la propria opera.
L’arte è stata spesso interpellata. E, per concludere, come non parlare del gioco? Giocare è una forma di creatività in cui immagini e oggetti della fantasia si concretizzano in percorsi e regole, in cui il bambino o l’adulto-bambino impara a calarsi nell’esperienza proiettandola nel gioco stesso, usando soprattutto le mani.
Lo aveva già detto Anassagora nel quinto secolo A. C, che: “L’uomo è l’animale più sapiente perché possiede le mani”.

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Ho toccato cose che voi umani non potete neanche immaginare – Bibliografia

manuela scannavini - vele

Bibliografia

Anassagora, in Diels Kranz, 59 A.
Aristotele, Anima, (Bompiani, Roma 2001).
Etica Nicomachea, ( Bompiani, Roma 2000).
Metafisica, (Bompiani, Roma 2000).
Cartesio, Diottrica, in Opere Filosofiche, (Laterza, Bari 2009).
Curi Umberto, Lo schermo del pensiero. Cinema e filosofia, (Raffaello Cortina, Milano 2000).
Un filosofo al cinema, (Bompiani, Milano 2006).
Garroni Emilio, Estetica. Uno sguardo- attraverso, (Garzanti, Milano 1992).
Gourhan Leroi, Il gesto e la parola, (Einaudi, Torino 1975)
De Kerckhove Derrick, La pelle della cultura. Un’indagine sulla nuova realtà elettronica, (trad. it. 1996,  Costa & Nolan, Genova 2000).
Kant Immanuel, Critica del giudizio, (trad. it.Tea, Milano 1995).
Critica della ragion pura, (Bompiani, Milano 2007).
McLuhan Marshall, Gli strumenti del comunicare, (trad. it. Garzanti, Milano 1991).
Montani Pietro, Bioestetica. Senso comune, tecnica e arte nell’ età della globalizzazione, (Carocci, Roma 2007).
L’immaginazione intermediale. Perlustrare, rifigurare, testimoniare, il mondo visibile, (Laterza, Bari, 2010).
Platone, Repubblica, (Laterza, Bari, 2005).
Timeo, , (Bur, Milano 2003).
Ponty Merlau, Fenomemenologia della percezione (trad. it., Bompiani, Roma 2003).
Il visibile e l’invisibile, ( trad. it., Bompiani, Roma 2014).

Inter-Azioni Giocose

immagine evento

Inter-Azioni Giocose, un progetto di Marina Zatta in collaborazione con

Associazione di Volontariato Museum

INAUGURAZIONE 30 MAGGIO ORE 16.00

Evento in programma: Mosca Cieca, 4 giugno 2017
dalle ore 11.00 alle ore 18.00

ARTISTI PARTECIPANTI:
Stefano Amici, Antonella Bretschneider, Martina Buzio,
Lucilla D’Antilio, Marco Ferrari, Rosella Frittelli, Maria Lepkowska, Rossella Liccione, Giusy Maletta, Giovanni Mangiacapra,
Sonia Mazzoli, Clementina Penna, Manuela Scannavini,
Angela Scappaticci, Dani Sol e Giorgia, Simona Vitello

Dal 30 maggio al 30 giugno 2017 il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari accoglie nelle sue splendide sale la mostra Inter-Azioni Giocose, realizzata dalle Associazioni Soqquadro e Museum , con la collaborazione del gruppo di scultrici non vedenti Mano Sapiens.

Il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari ha aderito con questo progetto alla Biennale Arteinsieme 2017 – cultura e culture senza barriere, promossa dal Museo Tattile Statale Omero – TACTUS Centro per le Arti Contemporanee, la Multisensorialità e l’Interculturalità.

Soqquadro e Museum sono due Associazioni con obbiettivi legati al Sociale e alla Cultura. Lo specifico dell’Associazione di Volontariato Museum è l’integrazione attraverso l’Arte di persone non vedenti, sia organizzando visite guidate tattili, sia costruendo le basi per percorsi creativi di persone cieche. E’ questo il caso del gruppo di lavoro Mano Sapiens, costituito da cinque valide scultrici non vedenti. La loro poetica è legata all’idea delle Mani come elemento capace di vedere e creare. La mano  nell’evoluzione dell’Homo Sapiens è il fattore distintivo rispetto agli altri esseri viventi, la stessa mano sapiente diviene protagonista quando una persona perde l’uso della vista.


Soqquadro nasce nell’ottobre del 2000 e da allora ad oggi ha realizzato più di 150 mostre in spazi pubblici e privati, in Italia e all’Estero, collaborando con circa 500 artisti con cui ha elaborato diverse esperienze espositive legate ai temi sociali, inserendo le mostre in spazi anomali quali il Carcere di Rebibbia, le Stazioni della Metropolitana di Roma, il Mercato Alimentare di Piazza Vittorio, l’Ospedale San Camillo e moti altri. L’Associazione di Volontariato Museum, costituita a Roma nel 1994 consociata con l’UIC (Unione Italiana Ciechi), è da anni impegnata nella diffusione, presso i disabili, del ricco patrimonio culturale italiano, ancora oggi difficilmente fruibile da parte di questa categoria di cittadini. MUSEUM si prodiga nella promozione umana e culturale dei disabili attraverso la fruizione dei Beni Artistici, spesso a loro difficilmente accessibili.

Il progetto Inter-Azioni Giocose nasce dalla collaborazione tra queste due realtà culturali che hanno immaginato e composto un’esperienza creativa basata sulla attualizzazione artistica dei Giochi d’Infanzia: l’esposizione è accolta dal Museo delle Arti e Tradizioni Popolari, senza dubbio il luogo preposto ad esporre Oggetti d’Arte che riattualizzano artisticamente alcuni Giochi Tradizionali Italiani.
I Giochi elaborati sono: Triciclo, Marionetta, Meccano, Domino, Pupazzi in stoffa, Salto alla Corda, Battaglia Navale, Gioco dell’Oca, Campana, Tris, Aquilone, Cavalluccio, Nascondino, Altalena, Dama, Girotondo e il Picchio.

L’esposizione si compone di due esperienze creative diverse e complementari: parte dei lavori sono realizzati da un gruppo misto di artisti/e vedenti e cieche che, lavorando insieme, hanno realizzato delle opere scultoree realizzate a quattro mani o con progetti corali. La seconda sezione della mostra ospita i lavori realizzati appositamente per questo evento da Artisti/e vedenti, opere artistiche progettate e realizzati per essere esposti a visite tattili oltre che visive.

Hanno aderito al progetto sedici artisti/e, provenienti da tutta Italia, che si esprimono con stili e tecniche diversi tra loro ma che, in questa occasione, hanno ritrovato la voglia di narrare il gioco preferito della loro infanzia unificandosi in questo modo tra di loro.
La realizzazione di Giochi appartenenti ai Ricordi d’Infanzia, sposta sul terreno ludico lo spazio d’incontro creativo: dare vita a una rivisitazione artistica legata ai ricordi più lieti crea relazioni in cui si intersecano memorie gioiose, attraverso le quali è più facile superare le barriere personali.

Nella giornata del 4 Giugno, prima domenica del mese con apertura gratuita dei Musei, verrà realizzato l’evento esperienziale della Mosca Cieca, momento in cui i visitatori che lo desidereranno potranno visitare la mostra bendati, guidati dagli operatori dell’Associazione Museum, per acquisire una “visione” tattile delle opere in mostra e scoprire, in questo modo, il pianeta esplorativo, legato all’arte, dei non vedenti.

manuela scannavini - vele

Date: dal 30 maggio al 30 giugno 2017
Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari – Piazza G. Marconi 8 – Roma
Tel: 06.5926148 – 06. 5910709 mu-civ@beniculturali.it �
Giorni e orari di apertura: Lunedì chiuso, Martedì-Domenica 8:00-19:00.
Prezzo del biglietto intero: €4,00
Biglietto cumulativo per i 4 musei del Museo delle Civiltà: €10,00
Info: cell. 333.7330045 – ass.soqquadro@gmail.comhttp://www.soqquadroarte.it
Realizzazione Video Catalogo e Servizio Fotografico: Ian De Santis

Premio Art – Quinta Edizione

INVITO PREMIO ART SECONDO STEP

Esposizione di Arte Contemporanea: Premio Art Quinta Edizione – Secondo Step Espositivo.

Direzione Artistica: Pamela Cento.

Artisti: Serena Bilanceri, Lucia Caspani, Giordano Collarini, Giulia Masotta, Salvo Misseri, Andrea Sardu, Diego Scolari.

Staff: Cento Produzioni Arte e Comunicazione, Caffè Letterario.

Dove: Caffè Letterario, Via Ostiense 95, Roma (Metro Piramide).

Quando: dal 28 aprile al 12 maggio 2017.

Inaugurazione: Venerdì 28 aprile, dalle 19.30 alle 22.00.

Info: http://www.premioart.it

Orari esposizione: dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 18.00.

Presso lo spazio multifunzionale Caffè Letterario di Roma dal 28 aprile, per due settimane, saranno in esposizione le opere d’arte partecipanti al Secondo Step Premio Art, in esposizione le opere degli artisti: Serena Bilanceri, Lucia Caspani, Giordano Collarini, Giulia Masotta, Salvo Misseri, Andrea Sardu, Diego Scolari.
Il Premio Art quest’anno è giunto alla Quinta Edizione, ad oggi circa 30.000 sono state le persone che sul sito dedicato hanno votato l’artista che volevano vincesse il Premio Art e davvero numerosi sono i fruitori che si sono recati direttamente al Caffè Letterario per vedere le opere esposte nei differenti step.

Per votare l’artista preferito andare nella sezione votazione del sito http://www.premioart.it.

Il rinomato Caffè Letterario di Roma, è lo spazio dove l’atmosfera pulsa di cultura, colori ed energia creativa. Ubicato nella zona di Roma in forte espansione artistica e culturale, tra l´ex mattatoio (oggi Città delle Arti) e il Gazometro, il Caffè Letterario è uno spazio tra i più conosciuti e totalmente dedicato all’Arte, alla Cultura e alla Enogastronomia. Nei suoi versatili interni è possibile consultare libri e DVD della biblioteca inserita nel circuito delle biblioteche del Comune di Roma, comprare un libro presso il negozio di libri interno, prenotare un viaggio nella postazione di consulenza viaggi, lavorare e/o studiare nelle postazioni in coworking, o semplicemente sedersi a un divano del bar sorseggiando un buon caffè o un aperitivo.

Si. NO! Forse…

Weekend dedicato agli acquisti con Trattativa Personale.

La formula di acquisto Si. No! Forse… inventata da Sonia Mazzoli prevede la possibilità per l’acquirente di proporre un prezzo più basso rispetto a quello del cartellino, il venditore può rispondere positivamente (Si) negativamente (No!) e con una formula dubitativa (Forse…) che lascia spazio aperto alla trattativa personale.

Questa modalità di acquisto, che fornisce agli acquirenti l’occasione per comperare gli oggetti dei loro desideri a prezzi accessibili alle loro tasche, si configura come l’accoglimento di una richiesta, sempre crescente in tempi di crisi economica, di ampliamento delle possibilità di accedere all’acquisizione di cose di alto valore estetico da parte della gente comune, di chi da troppo tempo stenta a “togliersi gli sfizi” ed è costretto a reprimere il desiderio di possedere oggetti dedicati alla bellezza, propria e del proprio habitat.

In mostra ci saranno le creazioni Moda di Zero Spaccato e alcuni oggetti di alto Design selezionati da Sonia Mazzoli, Direttrice Artistica della galleria GARD.

Sabato e Domenica 9 Aprile 2017

Galleria Gard  in Via dei Conciatori 3/i (Zona Piramide)

Orari 15.30/20.00

Le Creazioni di Zero Spaccato sono tutte realizzate

Artigianalmente e in Capi Unici

Luce Ombra Segno & Materia

LUCE OMBRA SEGNO & MATERIA

Esposizione Collettiva di arte Contemporanea

ARTISTI: Giulia Alberti – Natalia Alberti – Vinicio Butò – Angelo Clerico – Silvano Debernardi – Maria Carla Mancinelli – Sonia Mazzoli – Erasmo Salsano – Remo Suprani

A CURA DI: Sonia Mazzoli

La Galleria GARD nella esposizione del 2017 presenta la I° edizione della mostra collettiva di arte Contemporanea “LUCE OMBRA SEGNO & MATERIA”, che ospiterà le opere di nove artisti: Giulia Alberti – Natalia Alberti – Vinicio Butò – Angelo Clerico – Silvano Debernardi – Maria Carla Mancinelli – Sonia Mazzoli – Erasmo Salsano – Remo Suprani; molto diversi tra loro per genere , stile e tecniche utilizzate nell’esecuzione delle opere, uniti dal tema trattato.

Saranno presentate opere pittoriche che rispecchiano il concetto di luce ed ombra, non solo riscontrato al momento della visione dell’opera stessa, in alcuni casi quasi impercettibile, ma ampliato dal gioco di luci radenti che con, tecniche particolari di rilievi, sottolineano il concetto di luce ed ombra che, insieme al segno e alla materia, anche alternativa a quella tradizionale, saranno le protagoniste.

Anche in questa esposizione le opere potranno essere acquistate con la formula, ideata da Sonia Mazzoli direttore Artistico della Gard, denominata ” SI – No – FORSE” che dà la facoltà al cliente di fare un’offerta economica di contrattazione rivolta ad una o più opere, le risposte possibili sono tre: Si – No, oppure Forse.
La GARD Galleria Arte Roma Design dopo aver sperimentato con successo questa formula in occasione del Natale 2016,ha deciso di utilizzarla per tutto il 2017.

Artisti esponenti:

Giulia Alberti: Giulia Alberti nasce a Firenze e si dedica presto alla pittura sviluppando interessi verso il cinema (il movimento) e l’architettura (lo spazio). Apre lo studio a Biella nel 1965, e a Milano nel 1980. Si laurea alla facoltà di Architettura a Milano. Per approfondire interessi sul cinema e lo spazio a Parigi segue i corsi di Semiologia, Psicanalisi ed Estetica del cinema presso l’Università della Sorbona. A Milano, dove abita, Giulia Alberti si indirizza verso lo sviluppo della terza dimensione progettando e realizzando grandi “Strutture Ambientali” che dialoghino con lo spazio della città e i luoghi della natura, opere realizzate in vetro industriale lavorato a caldo, con una particolare tecnica da lei messa a punto. Le sue principali mostre, personali e collettive, sul tema: “Tre artisti a quattro dimensioni” Spazio Metals, Milano 1991, ”Arte e Architettura per l’Ambiente urbano”, Ansaldo – Milano, Galleria Stal Vitale – Osmate (Va) 1991/93. A Murano, presso la fornace del maestro Giuman, l’artista realizza opere in vetro “colato” utilizzando antiche tecniche di colorazione per sviluppare la ricerca del movimento a cui lega il tema dell’origine della vita. In seguito G.A. sviluppa la sua ricerca verso i micro-volumi, dando forma ad “impronte-scultura” in pasta di cellulosa che raccontano il tempo, l’origine dell’uomo e l’evoluzione, a partire dai fossili e reperti archeologici esponendo i suoi lavori alla galleria Spaziotemporaneo, con catalogo curato da Gillo Dorfles, Milano 2008. Per dare forma al rapporto con il territorio G.A. nel 1997 fonda, insieme a Fabrizio Garghetti, l’Associazione Arte e Memoria del Territorio allo scopo di dare vita a progetti di Arte Ambientale nei Parchi e di attività di Arte/Natura con le scuole. Sono invitati a far parte del Comitato Scientifico il critico Pierre Restany, il geografo Eugenio Turri e lo storico Carlo Pedretti. In Liguria, ad Albissola e Sassello, Giulia Alberti approfondisce la tecnica della terra refrattaria realizzando sculture con la tecnica giapponese del “neriage”, lavorando l’argilla colorata nella massa e dando così vita a grandi “semi” che si sviluppano seguendo il movimento a spirale. Con queste opere partecipa alle mostre dei fiori “Murabilia” 2013 – Lucca e “Orticola” 2016 – Milano. Giulia Alberti collabora a Milano con la galleria Scoglio di Quarto.

Natalia Alberti: Natalia Alberti nasce a Firenze. Negli anni ’70 si trasferisce a Ravenna per frequentare l’Accademia di Belle Arti diplomandosi in “Mosaico” nel 1976. Il suo interesse si sposta verso la tessitura a mano che esplora in principio da autodidatta e in seguito frequentando corsi di perfezionamento a Milano presso la scuola Besana, percependo la tessitura e il mosaico come un’unica forma espressiva pur nella diversità del materiale utilizzato. Da alcuni anni lavora con il cartone ondulato, stimolata dai solchi e dal gioco di luci e ombre su di loro, effetto che emerge in particolar modo sul cartone grezzo, creando chiaro/scuri secondo la direzione della luce. Le righe del cartone ricordano i fili di trama e ordito e il taglio del materiale in piccoli elementi rimanda alle tessere del mosaico. In questa nuova fase sperimenta l’uso del tessuto di tappezzeria che lei compone con tagli diversi, ponendo sempre in risalto la textura e i colori. Nel suo curiosare è stata attratta dalle conchiglie, opera d’arte della natura, di cui ha voluto mettere in evidenza la loro ricchezza e bellezza, così come i legnetti che il mare lavora, corrode e plasma facendoli arrivare in spiaggia in forme già scolpite. Tra gli anni ’80 e ’90 ha partecipato a mostre collettive a Forlì, Alfonsine, Falconara. Nel 2006 espone a Biella nell’ambito di “Carta e Charta”. Nel 2007 espone con una personale a Firenze alla Libreria delle Donne. Nel 2008, in occasione del gemellaggio con Ravenna, espone a Spyre. Nel 2010 realizza una personale presso la” Sala Mostre Fontanone” di Faenza.

Vinicio Butò fin da bambino ha avuto a che fare con il disegno realizzando, a differenza degli altri bambini, dei ritratti. Ad otto anni i genitori gli regalarono una scatola di acquerelli e cominciò a sperimentare il colore e verso i 14 anni inizia ad utilizzare l’olio, dipingendo principalmente paesaggi vendendo alcuni suoi lavori a turisti americani che visitavano Napoli, città dove viveva. Laureato in Ingegneria esercita la professione per 50 anni, senza però mai lasciare la pittura e la voglia di esprimere, in modo personale, il suo mondo interiore. Fu allievo negli anni ’60 del pittore Emilio Notte, un incontro per lui determinante; il Maestro gli insegnò a guardare la realtà con occhio da pittore esprimendo la sua visione del mondo sulla tela. Ha cominciato a seguire la filosofia del cubismo e della pittura metafisica e ha utilizzato tutte le tecniche: grafite, pastello, olio, acrilico, collage, materica, esprimendo nei suoi quadri storie di vita, avvenimenti che lo colpiscono. In quel periodo conosce altri pittori importanti. La moglie di Emilio Notte, Maria, pittrice anch’essa, apprezzò la sua pittura e volle presentarlo a Mario Persico e Bruno Donzelli. A Parigi conobbe Lucio Del Pezzo, anche egli allievo di Emilio Notte, che gli diede utili consigli di carattere tecnico. Negli anni 2000 sono rimane isolato per molto tempo a seguito della malattia di sua moglie, ma nel 2015 riprende in mano i pennelli e ritrova la sua pittura. Ha pensato, studiato e realizzato un ciclo di quadri ispirati alle forti emozioni provate a seguito di eventi drammatici della nostra storia recente, queste opere rappresentano il suo desiderio di partecipare al dolore con la visione purificatrice della pittura.

Angelo Clerico: Nasce a Pescara nel 1959. Attraverso l’uso di colori e di forme surreali e con tecnica espressionista, nei suoi dipinti vuole rendere le emozioni legandole al reale osservato. In contatto costante con la natura, viaggiando molto, è alla continua ricerca di un nuovo Rinascimento non disgiungibile al pensiero disgregato del terzo millennio. Le sue opere sono state esposte in molte città italiane: Roma 2006, Firenze 2005, Milano 2003, Atri 2004, Francavilla al Mare 2008, in Gallerie private e spazi Culturali ed Istituzionali, come il Museo Michetti.

Silvano Debernardi nasce a Biella nel maggio del 1956. Tra la seconda metà degli anni ’70 e i primi anni ’80 ha seguito corsi di pittura, assorbendo l’insegnamento del suo antico maestro C. Morelli: scuola romana del dopoguerra e realismo. In seguito ha proseguito sperimentando diverse tecniche. Laureato in Filosofia ha partecipato a diverse esposizioni.

Maria Carla Mancinelli nasce a Roma, dove vive e lavora. Realizza opere riciclando materiali di scarto, come stoffe, legno, ferro, carta, gomma, organizzandoli su supporti anch’essi prevalentemente di recupero. Da anni segue un percorso personale sui paesaggi urbani immaginari, dapprima producendo una lunga serie ispirata alle “Città Invisibili” di Italo Calvino e, recentemente, con una nuova serie di opere dal titolo “L’interferenza del divino”, paesaggi immersi in un’atmosfera trascendente percorsa da squarci di luce. Ha partecipato a diverse mostre personali e collettive.

Sonia Mazzoli nasce a Roma nel dicembre del 67. Inizia il suo percorso creativo giovanissima manipolando argilla in un ambiente familiare molto creativo che, assieme al gusto del creare dal nulla, le dà la spinta iniziale. Comincia realizzando gioielli, per poi proseguire le sue sperimentazioni con materiali di varia natura come pietre dure e cartapesta, con una spiccata predilezione per il riciclo. Le sue principali fonti di approvvigionamento sono le discariche e la mania di conservare sempre tutto. Consegue il Diploma di Maestro d’Arte al Silvio D’Amico di Roma e frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma nella sezione Scenografia. Nel ’95 è socia fondatrice di GARD Galleria Arte Roma Design.

Remo Suprani nasce nel 1965 a Ravenna. Diplomato al Liceo Artistico della sua città, espone per la prima volta negli anni Novanta. Inizialmente il suo estro creativo interviene in prevalenza su legni e metalli, creando le ” Sculture da Appendere “; successivamente la ricerca sulle tecniche per il trattamento delle superfici metalliche lo porterà a creare sculture pure, che guardano al design e in seguito affianca a questa ricerca un’intensa attività pittorica. Severo critico di se stesso, alieno dall’inseguire mode e frenesie del momento, ricerca quella dimensione a misura d’ uomo che traspare dai suoi lavori, siano essi “Paesaggi Industriali” o ” Paesaggi Umani”, “Alberi” o “Rovine”: in tutti la luce, la forma ed il colore si rivelano in immagini essenziali e dialettiche. Attualmente risultano al suo attivo numerose esposizioni, in Istituzioni Pubbliche e Gallerie private, e partecipazioni a Premi e Concorsi Nazionali con buon successo di critica e pubblico. Vive e lavora a Ravenna. http://www.remosuprani.com

Erasmo Salsano nasce a Cava de Tirreni nel giugno del 65: già dall’infanzia opera in giochi di ingegno-creativi con il papà costruttore ed il nonno artigiano. Contemporaneamente agli studi professionali, lavora in un laboratorio di ceramica artigianale dove sperimenta le prime modellazioni. Prosegue realizzando oggetti in pelle e cuoio cuciti a stringa. Conclusi gli studi comincia a lavorare nel settore dell’abbigliamento, inizialmente come tagliatore e poi come modellista, utilizzando la tecnologia cad e cam, in creazioni di abbigliamento particolare. Decide dopo qualche anno di trasferirsi nel Parco Nazionale del Cilento per condurre una vita rurale ed inizia una serie di attività eco compatibili, come la lavorazione del legno e il restauro del mobile antico, accompagnando il tutto con auto sostenimento agricolo. In questo periodo nasce un amore per l’ Ulivo, questo legno secolare, con nodi e venature meravigliose, lo affascina e comincia a scolpirlo creando opere uniche, ma anche oggetti di comune uso quotidiano.

Cenni Storici – Galleria Arte Roma Design: fiondata nel 1995, con la funzione di editore, promotore, produttore e distributore di Arte e Design Autoprodotto. Nel tempo le sono stati riconosciuti contenuti di particolare creatività e fantasia sia da Istituzioni Pubbliche sia dai Mass Media che hanno seguito sempre con grande interesse l’evoluzione della Galleria, diventata un importante punto nevralgico per gli artisti emergenti come spazio di raccordo e sperimentazione. Negli anni numerosi personaggi del mondo della pittura, del design, della poesia, del teatro e del cinema, si sono avvicinati alla Galleria collaborando con il suo staff in numerose iniziative. Dal 1997 GARD sceglie come ubicazione uno spazio di 600 mq. tra il Gazometro e la Piramide Cestia, ex zona industriale del vecchio porto fluviale di Roma, uno spazio multifunzionale che si presta periodicamente per esposizioni ed eventi di Arte, Design e Cultura, affiancando attività di promozione a laboratori creativi dedicati alla manualità, con una specifica attenzione alla sperimentazione di nuovi linguaggi artistici e all’utilizzo di materiali di recupero e riciclo. Il 20 ottobre 2011 la Galleria viene coinvolta nell’alluvione di Roma ed è costretta a chiudere per tre anni per bonificare e riqualificare i locali. Per tamponare e far fronte ai molti danni viene fatto un intervento di riduzione spazi e nuova destinazione d’uso di alcune aree facendo fronte agli innumerevoli problemi insorti con la volontà e la grinta che l’hanno sempre contraddistinta, rilanciando la propria attività con grande energia.

DOVE: GARD Galleria Arte Roma Design – V. Dei Conciatori 3/i (giardino interno) M Piramide
INAUGURAZIONE: Martedì 28 Febbraio – dalle ore 18.30 – 21.00
DURATA : Dal 28 Febbraio al 14 Marzo 2017
ORARI: Dalle 16.30 alle 19.00 – dal lunedì – al venerdì – ( altri giorni e orari su appuntamento)
INGRESSO: libero – Infotel: +39 340.3884778 – Infomail: soniagard@gmail.com

Ufficio Stampa – Marina Zatta

 

WhatsArt! Talk Show Veritè sul mondo dell’arte, del design e della creatività.

 

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Evento culturale e artistico: WhatsArt! Talk Show Veritè sul mondo dell’arte, del design e della creatività.

Ideazione e Direzione Artistica: Pamela Cento.

Direzione Artistica Sezione Design: Vincenzo Pultrone.

Regia: Max Gordiani.

Partecipazione Live: Glauco Cartocci (scrittore, illustratore, grafico), Steve Lyon (produttore musicale), Donald McHeyre (conduttore radiofonico, critico musicale), Pàmela Pagano (direzione artistica One More Lab).

Intervista in esclusiva: Fabio Mereghetti (pianista, compositore, creativo pubblicitario).

Con la partecipazione di: B-Tles 3-Bute, Giordano Collarini, DustyEye & Exploding Kittens, La Foi.

Dove: Caffè Letterario, Via Ostiense 95, Roma (Metro Piramide).

Quando: Venerdì 2 dicembre 2016, dalle 19.30 alle 22.00.

Diretta Streaming Internazionale: Venerdì 2 dicembre 2016, dalle 19.30 alle 22.00 sul sito www.caffeletterariotv.com

Info: www.whatsart.net

 

Un nuovo affascinante viaggio apre le porte a WhatsArt! Talk Show Veritè sul mondo dell’arte, del design e della creatività: un viaggio che nella nuova puntata ha come filo conduttore il suono e la musica.

L’arte visiva e la musica spesse volte hanno prodotto collaborazioni, si partirà dagli albori della ricerca che, a inizi del Novecento, l’arte visiva sperimenta con-fondendo colore e musica, per arrivare alle copertine dei vinili che spesso realizzate da importanti artisti, pittori o fotografi in auge, di cui Basquiat ne è un esempio. Entreremo nel mondo dei vinili e delle sue copertine con l’intervista di Betty Tarantola a Fabio Mereghetti, pianista, compositore, creativo pubblicitario e creative director per Warner Bros Entertainment fino al 2013, ha realizzato centinaia di copertine di dischi per i più famosi artisti italiani ed internazionali.

Con Donald McHeyre (conduttore radiofonico e critico musicale), capiremo come muoverci per entrare al meglio nei meandri della musica e del suo ascolto.

Vedremo le scelte che un produttore porta avanti per selezionare e poi produrre un cantante o gruppo musicale, sia nel caso di artisti consacrati che emergenti, insieme a Steve Lyon (produttore per varie bande, come Depeche Mode, Ampliflier, The Cure, Reamonn, Reinvented, Paradise Lost e Neo; è stato coinvolto nella produzione di artisti come Dave Stewart, Suzanne Vega e Paul McCartney) e Pàmela Pagano (direttrice artistica dell’etichetta discografica indipendente One More Lab).

Il format multimediale WhatsArt! si colorerà di giallo ripercorrendo alcuni eventi che riguardano la vera o presunta morte di Paul McCartney, partendo da quel 10 novembre in cui Peter Brown, vice-manager dei Beatles, annunciò ufficialmente che la band non avrebbe più effettuato concerti. Con Glauco Cartocci, autore de “Paul Is Dead? – Il caso del doppio Beatle”, il più completo “dossier” sulla morte di Paul McCartney, giunto all’ottava ristampa, vedremo e analizzeremo alcuni indizi.

Sempre con la musica che regna sovrana nel WhatsArt! di dicembre, ci sarà un intermezzo video musicale dei B-Tles 3-Bute che per per WhatsArt! hanno montato appositamente i brani più rappresentativi della figura di Paul McCartney del loro importante Progetto che fa rivivere con sonorità a cappella i brani dei Beatles.

I componenti della band B-Tles 3-Bute: RICKY BELLONI (Voce e chitarra nei NEW TROLLS), MAX CORFINI (NEW TROLLS e artista solista), ALBERTO FAVARO (top arranger per vocal groups), MORENO FERRARA (corista con MIna, Zucchero, Renato Zero, Claudio Baglioni, Vasco Rossi), MARCO GALLO (ha lavorato con De Piscopo, Mick Abrahams dei Jethro Tull, Anna Oxa, Pino Daniele, Gianni Morandi, Tiziano Ferro, Enrico Ruggeri).

Anche per questa nuova puntata di WhatsArt! si cercherà di capire come vivono gli artisti che cercano di trovare il loro posto nell’arte, ce lo faranno vedere direttamente gli artisti stessi, Giordano Collarini e La Foi, con i videoselfie da loro stessi realizzati. Infine il requiem dell’opera di videoarte dei DustyEye & Exploding Kittens, opera dolceamara su ciò che resta di chi non c’è più.

 

B-Tles 3-Bute MORE INFO: www.self.it/ita/details.php?nb=8020292015027

Glauco Cartocci MORE INFO: www.facebook.com/glauco.cartocci

DustyEye MORE INFO: www.dustyeye.com

Steve Lyon MORE INFO: www.steve-lyon.com

Donald McHeyre MORE INFO: www.donaldmcheyre.blogspot.it

Fabio Mereghetti MORE INFO: www.triovariabile.com/fabio-mereghetti

Pamela Pagano MORE INFO: www.onemorelab.co.uk